<< Tutti gli articoliEducazione finanziaria


Tempo stimato di lettura: 6 minuti

5 MODELLI DI VALUTAZIONE POPOLARI

Cosa possono imparare gli investitori

Le azioni, nonostante il ritracciamento dell’ultimo periodo, stanno registrando nuovi record sul merato riaccendendo un dibattito costante tra gli investitori sul fatto che siano troppo costose. Ed è qui che entrano in gioco i modelli di valutazione del mercato.

Ne parliamo in questo articolo, prendendo spunto da un’interessante riflessione di The Wall Street Journal. 

Modelli di valutazione del mercato: una premessa

Quando gli investitori tentano di valutare se un titolo oppure un indice sia economico o costoso, gli esperti raccomandano solitamente agli investitori di utilizzare una combinazione di metriche, oltre a considerare le condizioni economiche, la salute finanziaria generale di un’azienda e il record ottenuto in uno specifico settore.

Da questo punto di vista, gli investitori sono in genere disposti a pagare di più per le aziende che – secondo le previsioni – potrebbero espandersi più rapidamente rispetto a quelle aziende le cui prospettive di crescita risultano essere più limitate.

Vediamo, quindi, cosa ci dicono alcuni dei modelli di valutazione sullo stato del mercato.

Il modello Price/Earnings ratio

Cominciamo con il modello di valutazione price/earnings ratio. A questo proposito, parliamo di un modello che esprime il rapporto tra la capitalizzazione di borsa e gli utili delle società. 

Dunque, attraverso questo modello di valutazione andiamo a considerare effettivamente quante volte l’utile è incorporato nel prezzo delle azioni.

Il rapporto tra prezzo/utili, calcolato dividendo il prezzo delle azioni di una società per i suoi guadagni per azione (riportati o previsti) rappresenta dunque uno degli strumenti più popolari di Wall Street per valutare le azioni.

Sulla base di questo modello capiamo ciò che un investitore sta pagando per ogni dollaro dei guadagni di un’azienda.

Da questo punto di vista, quando i guadagni aumentano e i prezzi restano stabili, le valutazioni si contraggono. Se, invece, i guadagni subiscono un calo, questo fa sembrare le azioni ancora più costose ai medesimi livelli di prezzo.

Ma come calcolare il rapporto tra prezzo e utile? Attualmente possiamo riconoscere due modalità differenti. Da un lato ci sono quegli investitori che preferiscono fare riferimento agli utili finali conseguiti da un’azienda durante l’anno precedente.

Dall’altro, invece, ci sono coloro che considerano i guadagni previsti per i prossimi 12 mesi. Questo avviene in particolare quando si tratta di aziende in rapida crescita, come ad esempio quelle operanti nell’ambito tecnologico.

Se si considerano i guadagni finali, il rapporto dell’S&P 500 è 24,18, al di sopra della sua media decennale che era pari a 20,36. Il rapporto considerando i guadagni previsti dell’indice, a 20,38, è recentemente salito sopra i 20 per la prima volta in due anni. La sua media a lungo termine è di 17,96.

Gli analisti sono più ottimisti sul rapporto tra prezzo e utili per quest’anno. Infatti, secondo le recenti previsioni, sembra che gli utili tra le società dell’S&P 500 aumenteranno di circa l’11%.

 

modelli di valutazione Price-to-book ratio

Passiamo ora ad un secondo modello di valutazione del mercato, altrettanto popolare, quello del Price-to-book ratio. In questo caso facciamo riferimento al rapporto prezzo/valore contabile, considerandolo come un indicatore della convenienza relativa allinvestimento in azioni.

Dunque, prendiamo in considerazione il rapporto tra il prezzo di mercato di un titolo al suo valore patrimoniale.

Questo rapporto viene spesso utilizzato dagli investitori alla ricerca di azioni sottovalutate a prezzi ragionevoli, e per valutare le azioni finanziarie e le azioni di società con attività materiali.

In questo caso, l’S&P 500 registra un rapporto di 4,15, al di sopra della sua media a 10 anni di 3,26 e della sua media di 20 anni di 2,76.

Se facciamo riferimento a questo modello di valutazione, Home Depot Inc. e Masco risultano tra le azioni più costose. Sono invece Invesco e Paramount Global quelle considerate più economiche.

Equity risk premium: cosa ci dice questo modello di valutazione

Per quanto riguarda il metodo di valutazione dell’Equity Risk Premium (ERP), si va a misurare la ricompensa per il possesso di azioni rispetto ai titoli di Stato. Dunque, viene calcolata sulla base del rapporto tra il rendimento degli utili di una società e quello del Tesoro Americano.

In questo caso, il rendimento degli utili viene calcolato dividendo gli utili (registrati oppure previsti) di un’azienda nel corso dell’anno successivo per il suo prezzo delle azioni.

Confrontando il rendimento degli utili finali con il rendimento del Tesoro a 10 anni, vediamo che il premio per il rischio azionario dell’S&P 500 è pari a 0,7%. Si tratta di una percentuale molto vicina al livello più basso registrato negli ultimi 20 anni.

Rapporto Price/earnings growth ratio

Ora passiamo al modello di valutazione del rapporto di crescita prezzo/guadagno. In tal senso, il rapporto PEG è la valutazione di mercato di una società rispetto alle sue prospettive di utili.

Per calcolarlo, è necessario dividere il rapporto prezzo/utili di un’azienda negli ultimi 12 mesi per la sua crescita annuale degli utili futuri previsti.

Un PEG di 1 indica che il prezzo del titolo è in linea con le sue aspettative di crescita.

Se consideriamo l’indice S&P 500, vediamo che l’attuale rapporto PEG è 1,48. Si tratta di una percentuale al di sotto della sua media a 10 anni di 1,49 e al di sopra della sua media di 20 anni di 1,35.

Rapporto CAPE , tra i modelli di valutazione popolari

Infine, tra i modelli di valutazione popolare utilizzato dagli investitori, c’è anche il Cape Ratio. In questo caso viene calcolato dividendo il prezzo corrente di un’azione per i suoi guadagni medi corretti per l’inflazione rispetto ai 10 anni precedenti.

L’aspetto vantaggioso di questo modello di valutazione è che permette di andare a correggere le situazioni legate a tempi estremamente buoni e tempi estremamente cattivi.

Attualmente il rapporto CAPE dell’S&P 500 è pari a 33,4. È quindi superiore a quello che è stato più del 96% delle volte dal 1881, ma è ancora ben al di sotto dei precedenti picchi che si sono verificati durante la fine degli anni ’90 e nell’anno 2021.

Solitamente, può essere utile fare riferimento a questo modello di valutazione per valutare delle aziende ciclicamente sensibili, come ad esempio le banche e le industrie minerarie e petrolifere e del gas.

Questo perché si tratta di aziende le cui prospettive sono particolarmente influenzate dalla domanda e dall’offerta dei consumatori ma anche dalla crescita economica.

Per ricevere consigli personalizzati sul protocollo finanziario, contattami!