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Cristiano Ronaldo: l’uomo, il mito, l’impero (economico)
Se lo incontri per strada, pensi: “Eccolo, un uomo normale, con un completo che vale più della mia macchina, un sorriso che riflette il bilancio di una multinazionale e un numero di addominali inaccettabile per un essere umano”. Ma Cristiano Ronaldo non è solo un calciatore.
È un fenomeno, un brand, una macchina da soldi con la capacità di trasformare tutto ciò che tocca in oro. Letteralmente.
Il ragazzo di Madeira che voleva conquistare il mondo
La storia parte dal 1985.
Un piccolo Cristiano corre per le strade di Funchal, a Madeira, inseguendo un pallone. A quell’età, altri bambini inseguono farfalle. Lui invece sogna il Manchester United, il Real Madrid, la Champions League. Gli piace vincere e, dettaglio non trascurabile, gli piace essere il migliore.
Parte dallo Sporting CP, ma lo United lo porta in Inghilterra: contratto da 12,25 milioni di sterline, capelli con più gel che senso logico, numeri da fenomeno.
Poi il Real Madrid: 94 milioni di euro per quello che all’epoca sembra un’eresia, oggi un affare migliore dell’acquisto della pizza con l’ananas (perché non lo è). Arriva la Juventus, infine l’Arabia Saudita: Al-Nassr, 70 milioni di euro all’anno, ma con bonus e sponsor può arrivare a 200.
Il tutto mentre il mondo si divide tra chi lo ama alla follia e chi preferisce Messi. Ma lui, imperturbabile, continua a fare quello che gli riesce meglio: gol. Tanti. Troppi. 891 in carriera, perché “solo” 800 sembravano pochi.
Più che un calciatore, un fondo d’investimento ambulante
Cristiano Ronaldo non è solo il più pagato.
È anche il più ricco.
Patrimonio stimato? 1,24 miliardi di dollari.
Con questi numeri puoi comprarti un’isola, costruire uno stadio, finanziarti una carriera politica o semplicemente concederti il lusso di non dover mai più controllare il saldo del conto.
Il suo stipendio attuale con l’Al-Nassr è più alto del PIL di alcuni piccoli Stati, ma la verità è che CR7 guadagna più fuori dal campo che dentro. Sponsorizzazioni, investimenti, brand personali.
Nike gli ha dato 1 miliardo di dollari a vita (perché l’idea di perderlo li faceva sudare più di una finale di Champions). Aggiungiamo poi Emporio Armani, Emirates Airlines, Samsung, Toyota, Castrol e praticamente ogni azienda che voglia il suo volto sui propri prodotti.
Dove mettere tutti quei soldi? Spoiler: non sotto il materasso
Un giorno, probabilmente, Ronaldo si è svegliato e ha pensato:
“Ok, ho più soldi di quanti ne possa spendere in dieci vite. Cosa ne faccio?”
La risposta: investire. Ma non in modo banale. No, lui ha puntato sugli hotel di lusso (Pestana Hotel Group), sulle cliniche di trapianto di capelli (Insparya) e ora anche sulla tecnologia (WHOOP).
WHOOP è un’azienda da 4 miliardi di dollari, specializzata in dispositivi per il monitoraggio della salute e delle prestazioni atletiche.
Cristiano non si è limitato a fare da testimonial. Ci ha messo i soldi, è diventato investitore. Ora nel team ci sono anche Michael Phelps, Patrick Mahomes e Eli Manning. Se domani WHOOP decidesse di monitorare anche il livello di umiltà, CR7 potrebbe avere qualche problema.
Conclusione: l’eterno vincente
Cristiano Ronaldo non è solo un calciatore, è un’impresa multinazionale con i piedi dorati.
Guadagna sul campo, fuori dal campo, in aria, sott’acqua e probabilmente anche nello spazio. Ha fatto della sua ossessione per il successo un modello economico vincente.
C’è chi dice che sia troppo perfezionista. Che sia ossessionato dalla vittoria. Che si guardi allo specchio più della media. Ma se questo è il prezzo da pagare per diventare uno degli sportivi più ricchi di sempre, forse non è poi così male.
Sul tema degli investimenti da parte di sportivi, ti suggerisco anche la lettura del seguente articolo: Inganno finanziario ad atleti ed artisti.

