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#2. Gusto
Quanto contano la strategia e la magia nel fare impresa? Lo abbiamo chiesto a quattro imprenditori del gusto. Le loro parole ci svelano la chiave del successo: sono i particolari che fanno la differenza, bisogna essere innovativi per far conoscere le nuove strade del gusto.
Ma soprattutto il successo lo si raggiunge se si sa seguire il cuore e la passione, sapendo nello stesso tempo leggere con competenza un bilancio. Passione per il territorio, gusto e impresa sono quindi una questione di equilibrio.
I protagonisti
Luca Martini
Chef Ristorante “L’erba del Re” (Modena)
Ha la voce profonda che svela la sicurezza di chi non lascia nulla al caso. Ci racconta come si diventa l’imprenditore di successo trovando l’equilibrio tra lo stare in cucina “da chef” e l’essere imprenditore aperto a nuove sfide, mantenendo un’attenzione particolare al sociale. Come nel caso delle sue lezioni contro l’anoressia, progettate inizialmente per l’USL di Modena, ma destinate a fare scuola a livello nazionale.
“Il concetto di strategia è essenziale e doverosa affinché si possa in qualche modo trovare la quadra per le attività imprenditoriali; la magia è quella che sta nel cuore, quella che arriva dalla pancia, è la benzina che ti permette di iniziare e di andare avanti.
Credo principalmente che trovare un punto un equilibrio nei piatti significa appunto studiare bene tutti gli alimenti che vengono utilizzati per produrli. Questo significa che è possibile traslare questo principio anche a tutte le attività imprenditoriali che si attivano nel momento in cui si decide non soltanto di diventare lo chef del ristorante ma anche lo chef proprietario.
Facciamo un lavoro che ci permette appunto di stare a contatto con la gente; noi siamo prima di tutto non tanto chef ma ristoratori. Il ristoratore è colui che ristora, è colui che sta vicino alla sua clientela. colui che parla con la sua clientela a livello appunto paritetico. Ovviamente bisogna saper fare di conto, come si suol dire, bisogna saper leggere un bilancio e far quadrare il conto economico, affinché il giorno successivo possa essere sempre sorridente.”
Matteo Bisiol
Fondatore Azienda Agricola Monban
La sua cifra stilistica è un’ironia contagiosa e irresistibile. La sua filosofia di vita fa emergere una verità, semplice e chiara per tutti, ma che nessuno ha però il coraggio di sposare fino in fondo. Lui invece non solo la racconta, ma la rende realtà. Come quando ha scelto di non lavorare nella grande impresa di famiglia o di lasciare, dopo averla fatta conoscere al mondo, la sua isola nella laguna, a Mazzorbetto con Venissa. Il “fare impresa” è questione di lasciare sempre in primo piano la propria esistenza e non sprecarne nemmeno un secondo in attività che non ci arricchiscano come persone. Magia o strategia? A voi la risposta.
“Abbiamo la fortuna di essere in una zona quella del Prosecco Superiore di Valdobbiadene e Conegliano, che è una zona stupenda, Patrimonio dell’Unesco. Quello che cerco di fare è di restituire il più possibile la parola e il gusto a quello che è il territorio, un pò meno alla cantina.
Più che parlare di strategia, per me è passione, visione, la soddisfazione umana che ti fa seguire i tuoi valori e quella che è la tua la tua passione: quello che senti penso che sia molto più importante della strategia.”
Ludovica Rubbini
San Brite Cortina
Ama la montagna, lo stare immersa nella natura. Per lei incontrare una persona è riuscire a farla entrare nel suo mondo e regalarle un’accoglienza di calore. Sorridente e determinata, ci racconta così la sua storia e la sua visione del mondo.
Imprenditrice agricola, moglie, mamma, ma soprattutto una donna che ha saputo trasformare il suo sogno in realtà. Ci offre dei preziosissimi spunti di riflessione sulla possibilità che un altro mondo sia veramente possibile, se si sceglie di tornare all’amore per la terra e alla ricerca delle proprie radici.
“Per noi l’esperienza gastronomica non è ovviamente solo il piatto. Io dico sempre che la cucina è il cuore, ma la sala è la voce; quindi, è quello che porta in tavola quello che viene studiato all’interno della cucina. Ovviamente l’importanza della cucina dello chef e del gruppo di cucina che pensa ai piatti è enorme, però ovviamente senza una sala che porta fuori un piatto, tutto ciò non esisterebbe questo.
Per noi è molto importante che quando le persone vengono nel nostro ristorante si sentano a casa.
Dev’essere tutto un cinquanta e cinquanta, tutto estremamente omogeneo, tutto lineare, tutto importante: la musica, le luci, l’atmosfera e i sorrisi dei miei ragazzi, da come dicono “Buongiorno”, quando entrano le persone, a quando escono e quindi si dà la “buonanotte”.”
Anna Prandoni
Direttore GastronomiKa presso LinKiesta
Un vestito rosso e un sorriso irresistibile. Si presenta così al pubblico. Ha deciso di non passare inosservata, ma anche se lo volesse non ci riuscirebbe. È una di quelle persone che con la sua professionalità e il suo modo di intervistare, porta il pubblico a seguirla in tutte le sue attività e interviste. Se si parla di cibo, è lei a decidere dove dobbiamo catalizzare l’attenzione. È infatti una firma inconfondibile della cucina italiana, ma soprattutto è una donna che trasmette energia e passione in ogni parola. La osservi ma lei è attenta a non lasciar trasparire la fatica, il lavoro quotidiano della sua professione, come una prima ballerina sul palco, che passo dopo passo, ti incanta per quel movimento, quel ballare. E allora grazie Anna per aver ballato con noi!
“I format sono tantissimi. Attualmente vedo molto micro e quindi piccole realtà che si inventano all’interno magari di una piccola realtà cittadina oppure su una nicchia e che quindi vanno magari a scoprire delle nuove opportunità di lavoro. Può dare anche a noi come come clienti delle nuove visioni alimentari; penso per esempio ai micro panifici alle birrerie che decidono di fare delle loro piccole produzioni alle micro produzioni in gin per esempio che stanno esplodendo e stanno dando magari a dei giovani la possibilità di inventarsi una nuova carriera in questo settore.
È tornata tanto la voglia di uscire. Vedo un grandissimo fermento e una grandissima capacità di questo settore di ripartire ogni volta con una nuova idea, con un nuovo stimolo, con delle nuove prospettive che sicuramente cambiano un po’ il nostro approccio alla cucina. Nascono così potranno nuova occasione in più per andare a trovare queste persone che stanno facendo un lavoro straordinario nel ricostruirsi.”
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