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C’è stato un tempo – e non è nemmeno troppo lontano – in cui bastava dire “Titoli di Stato americani” per spegnere qualsiasi discussione sul rischio. Erano il materasso di chi aveva paura. La coperta di Linus del mondo finanziario.

Per tutti. Retail. Istituzionali. Banche centrali. Nonni col BTP in tasca e hedge fund a Londra.

Ma poi arriva Allison Schrager, consulente, economista, sguardo lucido e penna affilata. E nel 2025, su Advisor Perspectives, scrive la frase che rompe la magia:

“I Treasury USA non sono mai stati davvero privi di rischio. E mai lo saranno.”

Ecco. Come dire che Babbo Natale beve grappa, che la Regina Elisabetta giocava a poker, che il Colosseo è un rendering. Una bestemmia per alcuni. Una liberazione per chi ha gli occhi aperti.

Il rischio zero? Una favola con la cravatta

Il problema, dice Schrager, non è che i Treasury siano troppo rischiosi. Il problema è che li abbiamo trattati come se non lo fossero affatto.

Il termine “risk-free” ha fatto più danni della speculazione immobiliare. Ha drogato modelli teorici. Ha reso pigri interi dipartimenti di risk management. Ha fatto credere agli investitori che “basso rischio” volesse dire “nessun rischio”.

Poi è arrivato aprile 2025. E in tre giorni il rendimento del decennale USA è salito al 📈 4,5%. Il trentennale ha toccato il 📈 4,92%. Il balzo più violento dal 1982. È come se Bolt, a metà corsa, inciampasse.

🔥Il mondo ha smesso di respirare. I Treasury non erano più rifugio. Erano incendio.

 

Le tante facce del pericolo

Il default? Rarissimo. Ma non è l’unico nemico. C’è la volatilità dei tassi. L’inflazione. Le crisi geopolitiche. La liquidità che scompare nei momenti peggiori.

È come dire: “Questa barca è sicura, certo. Basta che non ci siano onde, correnti, o uno scoglio a sorpresa.”

Schrager propone un cambio semantico – e mentale: Non più “risk-free”, ma “low-risk”. Che è come dire: “Non è immortale. Ma può arrivare in fondo. Se lo tratti con rispetto.”

 

Diversificare: obbligo morale, non vezzo accademico

Se i Treasury non sono infallibili, allora serve diversificare davvero. Non solo per zona geografica, ma per natura dell’asset. Non solo USA. Anche Europa, Asia. Non solo obbligazioni. Anche oro. Valute. Materie prime. Asset digitali – sì, pure quelli.

 

Il mondo cambia. E non ci aspetta

Nel frattempo, il mondo si è mosso:

  • La Cina ha tagliato del 27% le sue riserve in Treasury dal 2022 al 2024. E ha comprato oro.
  • Il Giappone (più di 1.100 miliardi in mano) ha detto: “Attenti, potremmo vendere. E usarlo come leva diplomatica.
  • La liquidità dei Treasury, che doveva essere come l’acqua a New York, è sparita proprio quando serviva.

Siamo a quel punto in cui il termometro segna febbre, ma tutti fanno finta che sia solo un pò di caldo.

 

La fine dell’innocenza

I Treasury restano un pezzo chiave. Ma non sono più il pilastro indiscutibile. Non sono “sicurezza per decreto”. Sono una parte della strategia. Non la soluzione. Ma un mattoncino del puzzle.

E allora, per chi costruisce portafogli – per te, per me, per chi ha responsabilità verso famiglie, aziende, patrimoni – la vera sicurezza non è un titolo. È una mentalità.

 

“Il rischio non è il nemico. L’illusione di esserne immuni”

Nel tuo portfoglio hai Treasury?