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La causalità nel mercato azionario: tra numeri, illusioni e cicli imprevedibili

Oggi parliamo della causalità nel mercato azionario.

Immaginate un tavolo da poker, le luci soffuse e le fiches che tintinnano. Un giocatore guarda nervosamente le carte, convinto che, dopo una lunga serie di mani sfortunate, la prossima sarà quella vincente.

Ecco, questa è la fallacia del giocatore. Ora sostituite le carte con grafici di mercato e i giocatori con investitori: il contesto cambia, ma il meccanismo mentale è lo stesso.

Nel mercato azionario, come al tavolo verde, è facile cadere nell’illusione che gli eventi passati possano predire il futuro.

Ma i mercati non sono un’equazione lineare, e la relazione tra passato e futuro è ben più complessa di quanto sembri.

 

Causalità NEL MERCATO AZIONARIO o coincidenza? Un’analisi sul mercato

Guardando i numeri del mercato azionario, verrebbe spontaneo pensare che esista una logica precisa che lega il prima al dopo.

Ad esempio, i rendimenti degli ultimi quindici anni per il mercato azionario statunitense parlano chiaro:

Da inizio anno: +11%
1 anno: +30%
5 anni: +94%
10 anni: +223%

15 anni: +679%.

Un risultato impressionante, soprattutto considerando che in questo intervallo di tempo ci sono stati due mercati ribassisti.

Ma attenzione: questi numeri non raccontano la storia completa. Non c’è una formula magica che dica “se è successo X, succederà Y”.

È come leggere le imprese di Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino nel 1936: i suoi successi non predicevano cosa sarebbe accaduto agli atleti dopo di lui, ma dimostravano che i limiti umani erano fatti per essere superati.

 

Cicli, non certezze

 

I mercati finanziari sono intrinsecamente ciclici.

Periodi di crescita si alternano a fasi di ribasso, proprio come le stagioni del calcio italiano, con squadre che dominano per anni prima di cedere il passo a nuove protagoniste.

 

 

Ben Carlson lo sottolinea bene: non possiamo aspettarci che i bei tempi durino per sempre. Tuttavia, ciò non implica che ci sia una relazione di causa-effetto diretta tra un ciclo e il successivo.

È un’illusione, una comfort zone mentale che gli investitori spesso si costruiscono per cercare sicurezza in un contesto imprevedibile.

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La fallacia del giocatore: un’illusione persistente CON LA CAUSALITà DEL MERCATO AZIONARIO

E qui entra in gioco la fallacia del giocatore, quel meccanismo mentale che ci fa credere che, dopo una serie di successi o insuccessi, il risultato futuro debba per forza cambiare direzione.

È lo stesso errore che porta un appassionato di roulette a puntare tutto sul rosso dopo cinque neri consecutivi, ignorando che ogni lancio è indipendente.

In borsa, questa fallacia si manifesta nella convinzione che un’azione di successo continuerà a performare bene, o che una in perdita sia destinata a “riprendersi”. Ma il mercato non segue queste logiche. È più simile al vento del deserto che spazza via ogni traccia, creando un nuovo panorama ogni giorno, senza alcun obbligo verso ciò che c’era prima.

La lezione dei numeri: imparare dai cicli senza farsi illudere

Prendiamo il mercato azionario dal 2019 al 2024:
2019: +31%
2020: +21%
2021: +26%
2022: -20%
2023: +26%
2024: +11%.

 

Il 2022, un anno di ribassi significativi, sembra quasi dimenticato, oscurato dalla forza del mercato negli anni successivi. Ma non c’è alcuna garanzia che la crescita continui. La vera lezione è che, nel breve periodo, i mercati sono casuali.

 

Conclusione: tra analisi e obiettivi di lungo periodo

In questo contesto, la chiave per navigare l’incertezza non è prevedere cosa accadrà domani, ma costruire una strategia basata su obiettivi di lungo termine. Come gli allenatori che vincono i campionati non per un colpo di genio, ma per anni di lavoro invisibile e metodo.

E qui torniamo alla domanda fondamentale: come evitare di farsi travolgere dalla ciclicità dei mercati? La risposta non sta nel guardare indietro in cerca di segnali, ma nel diversificare il portafoglio e affidarsi a un consulente finanziario.

Perché, come ci insegna la storia, non è il singolo momento a fare la differenza, ma la capacità di resistere nel tempo.

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