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Il 2025 è stato un anno record per l’intelligenza artificiale in Borsa, ma non nel senso semplicistico con cui spesso viene raccontato.

Non tutti i titoli IA hanno performato allo stesso modo, non tutti i segmenti della filiera hanno beneficiato in modo uniforme, e soprattutto non tutti i rialzi sono stati sostenibili dal punto di vista fondamentale.

Dietro la narrativa dell’“anno dell’IA” si è sviluppata una dinamica più selettiva: concentrazione dei rendimenti, differenze marcate tra infrastruttura, software e piattaforme, divergenza crescente tra prezzi e fair value.

Analizzare il 2025 significa separare tre livelli distinti:

  • la performance aggregata del settore,
  • la distribuzione reale dei rendimenti,
  • la qualità delle valutazioni.

Ed è proprio su questa distanza tra narrativa e dati che si gioca la vera lettura dell’intelligenza artificiale in Borsa. 

La performance reale del comparto IA nel 2025

Riprendendo l’analisi riportata da Morningstar in questo articolo, dal punto di vista numerico, il settore IA ha sovraperformato nettamente il mercato.

Il paniere di 34 titoli legati all’intelligenza artificiale selezionato da Morningstar ha chiuso il 2025 con una crescita del +50,8%, contro il +17,3% del mercato azionario complessivo e il +21,4% del comparto tecnologico.

Il dato è significativo perché indica che il tema IA non è stato solo un driver narrativo, ma un reale fattore di sovraperformance. All’interno del paniere:

  • il 62% dei titoli (21 su 34) ha battuto il mercato,
  • 5 titoli hanno registrato rendimenti superiori al +100%,
  • quasi tutti i titoli sovraperformanti appartengono al settore tecnologico, con l’unica eccezione di Alphabet.

Questo conferma un elemento strutturale: la crescita non è stata distribuita in modo uniforme, ma si è concentrata nei nodi centrali della catena del valore dell’IA.

Q4 2025: volatilità, selezione e divergenze

Il quarto trimestre è stato il momento in cui la narrazione in merito all’Intelligenza artificiale in Borsa ha iniziato a incrinarsi. I timori di una possibile bolla speculativa sull’IA hanno prodotto volatilità e prese di profitto, ma non un’inversione strutturale del trend.

Alcuni titoli chiave hanno registrato performance negative. A questo proposito, da evidenziare il fatto che Oracle ha perso oltre il 30% nel trimestre. Nvidia ha chiuso il periodo in calo, nonostante la forte domanda di chip, penalizzata da politiche di sconto sui prezzi.

Al tempo stesso, il comparto semiconduttori ha continuato a trainare il paniere: SK Hynix e Micron hanno segnato rialzi trimestrali superiori al +70%, chiudendo l’anno con performance complessive oltre il +200%.

Questo dato è centrale: mentre il mercato iniziava a interrogarsi sulla sostenibilità del tema IA, l’infrastruttura fisica (chip, memorie, server, data center) ha continuato a beneficiare di flussi reali di domanda.

Il nodo Oracle: tra sottovalutazione e incertezza strategica

Il caso Oracle è emblematico della complessità del settore.

Il titolo è stato penalizzato dal mercato per le incertezze legate alla sua strategia IA e per la dipendenza dall’ecosistema OpenAI, messo sotto pressione dall’emergere di modelli concorrenti come Gemini 3.

Nonostante questo, le prospettive industriali restano solide: sviluppo dei data center, crescita della divisione cloud e obiettivi di fatturato confermati.

Il titolo risulta sottovalutato secondo le stime fondamentali, ma presenta un elevato livello di incertezza, rendendolo più adatto a investitori con un profilo di rischio elevato che a portafogli core.

Qui emerge un primo punto chiave: nel settore IA, sottovalutazione e rischio non coincidono automaticamente con opportunità.

La struttura reale del settore IA in Borsa

Il comparto IA non è un settore unico, ma una filiera articolata:

  • Infrastruttura hardware: semiconduttori, memorie, impianti produttivi, server farm.
  • Hyperscaler: piattaforme cloud che investono direttamente nello sviluppo dell’IA.
  • Software e applicazioni: strumenti di integrazione, analytics, automazione.

Nel 2025 la sovraperformance si è concentrata soprattutto sull’infrastruttura fisica.

Taiwan Semiconductor, Micron, Lam Research hanno beneficiato direttamente della domanda di capacità produttiva e storage per data center IA.

Il software, al contrario, ha mostrato una dinamica più fragile, con modelli di business sotto pressione.

Vincitori: crescita reale, ma valutazioni tese

I titoli con le migliori performance raccontano una storia precisa. 

Tra questi, da citare sicuramente, Micron che ha registrato un aumento del +240% nel 2025, trainata dalla scarsità di memorie e dalla crescita dei prezzi. 

O ancora, Lam Research, con una crescita del +138%, beneficiaria indiretta della costruzione di nuovi impianti produttivi, così come anche Palantir, con un +135%, crescita legata alla penetrazione commerciale delle soluzioni IA.

Tuttavia, tutte e tre le società presentano oggi valutazioni elevate.

Il mercato ha già incorporato una parte significativa della crescita futura, rendendo il rapporto rischio/rendimento più complesso rispetto a dodici mesi fa.

Questo è un elemento strutturale del ciclo IA: le migliori performance storiche non coincidono necessariamente con le migliori opportunità prospettiche.

Perdenti: software sotto pressione

Sul lato opposto, il comparto software ha sofferto:

  • Adobe e Salesforce hanno chiuso il 2025 con perdite intorno al -20%.

Il problema non è la qualità delle aziende, ma il modello di ricavo.

L’IA sta spostando il software verso logiche di consumo e utilizzo dinamico, rendendo meno prevedibili i flussi di entrate tradizionali basati su licenze.

Paradossalmente, proprio questa pressione ha generato interessanti disallineamenti di valutazione:

  • Adobe scambia con uno sconto del 39% rispetto al fair value,
  • Salesforce con uno sconto del 20%.

Fair value, correzioni e nuove asimmetrie

Dopo la volatilità del Q4, il paniere IA scambia oggi con un premio medio di circa +4% rispetto al fair value, contro il +18% di metà trimestre.

Nel corso dell’anno, la correzione legata ai dazi e alle tensioni commerciali aveva portato il paniere fino a un -29% rispetto al fair value, prima del recupero.

Questo ha creato una situazione di mercato mista. Infatti, se da un lato, alcuni titoli sono chiaramente sopravvalutati, altri presentano sconti significativi e la dispersione delle valutazioni è elevata.

Marvell, ad esempio, scambia con uno sconto di circa -30% sul fair value, pur avendo clienti chiave come Amazon, Google e Microsoft e prospettive di crescita sui ricavi 2026–2027.

Conclusione

L’intelligenza artificiale in Borsa nel 2025 non è stata una storia uniforme di crescita, ma una dinamica selettiva.

La sovraperformance c’è stata, i dati la confermano, ma si è concentrata su segmenti specifici della filiera, soprattutto sull’infrastruttura fisica.

Oggi il settore non è in bolla in senso generalizzato, ma è attraversato da forti asimmetrie. Alcune valutazioni sono già molto tirate, altre presentano disallineamenti interessanti. 

Il rischio non è il tema IA in sé, ma l’inseguimento indiscriminato della narrativa.

In altre parole: l’IA in Borsa non è più un tema, è un ecosistema.

E come tutti gli ecosistemi maturi, richiede selezione, analisi fondamentale e disciplina di portafoglio, non esposizione emotiva al trend.

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