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INVESTIRE IN ORO: I RENDIMENTI STORICI DAL 1928 AL 2023

Sono in molti gli investitori che spesso si interrogano se valga la pena o meno investire in oro.

Infatti, poco più di un mese fa, l’oro ha registrato un nuovo massimo storico, raggiungendo oltre 2.100 dollari l’oncia.

Si tratta, quindi, di una buona occasione per analizzare meglio i rendimenti dell’oro, così da valutare cosa mostrano i rendimenti nell’ultimo periodo.

Investire in oro: una premessa sui rendimenti

Quando parliamo di investire in oro, è importante osservare l’andamento dei rendimenti dell’oro sul mercato.

A questo proposito, i rendimenti per l’oro sono stati piuttosto buoni negli ultimi 10 anni, ma non proprio così soddisfacenti così come spesso si è portati a credere.

In questo grafico, infatti, possiamo vedere i rendimenti legati agli investimenti in oro, che hanno raggiunto oltre il 4% all’anno negli ultimi 10 anni.

L’oro è visto spesso dagli investitori come una sorta di “diversificatore” del portafoglio. Questo significa che, anche se non ha tenuto il passo con il mercato azionario nell’ultimo decennio, può essere comunque utile guardare i rendimenti a lungo termine.

Da questo punto di vista, ci tornano utili i dati storici sul rendimento annuale alla NYU riportati da Aswath Damodaran, Professore di Finanza presso la Stern School of Business a New York University. Infatti, quest’anno, Damodaran ha deciso di aggiornare i suoi dati storici analizzando anche i rendimenti annuali dell’oro.

Questi sono i numeri dei rendimenti annuali per le azioni S&P 500, le obbligazioni (tesori di 10 anni), la liquidità (T-Bills a 3 mesi) e l’oro, considerando il periodo temporale tra il 1928 e il 2023:

  • Azioni +9,8%;
  • Obbligazioni +4,6%;
  • Contanti +3,3%;
  • Oro +4,9%.

Prendendo questi dati, emerge che apparentemente i rendimenti dell’oro siano stati migliori rispetto alle obbligazioni e alla liquidità, tuttavia l’analisi dei rendimenti richiede anche una contestualizzazione di tali investimenti.

Investire in oro: i rendimenti nel lungo periodo

Innanzitutto, occorre precisare che il prezzo dell’oro era essenzialmente controllato dal governo fino al 1971, quando il presidente statunitense Richard Nixon approvò una legge che sospendeva l’obbligo per la Federal Reserve di convertire dollari in oro al rapporto fisso di 35 dollari l’oncia, che era stato precedentemente stabilito nel 1944 a Bretton Woods.

Durante il periodo tra il 1928 e il 1970, l’oro è aumentato dell’1,4% all’anno, una percentuale inferiore al tasso di inflazione annuale del 2% di quello stesso periodo.

Mentre, un aumento esponenziale dei rendimenti in oro, è quello legato al periodo tra il 1971 e il 2023. In questo periodo, infatti, l’oro è aumentato del 7,9% all’anno.

Dal 1971 al 1979, l’oro è aumentato di quasi il 1.300% in totale. Infatti, a seguito della legge di Nixon sulla conversione dell’oro, si assistette ad una notevole crescita delle quotazioni delloro, che portò molti risparmiatori ad investire in oro.

Basti pensare che tra il 1970 e il 1980, l’oro passò da circa 35 dollari per oncia ad un picco di oltre 800 dollari per oncia.

Va detto anche che tale impennata del valore dell’oro fu alimentata da una combinazione di fattori, da un lato l’elevato tasso di inflazione, dall’altro le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica.

Per questo motivo, un numero crescente di investitori cominciò ad investire in oro, considerando l’oro come un investimento sicuro.

Dal 1980-2023, l’oro è poi aumentato solo del 3,2% all’anno. Facendo un confronto con i rendimenti legati ad azioni (+11,7%), obbligazioni (+6,5%) e liquidità (+4,0%), si tratta di un aumento piuttosto lieve.

Investire in oro: benefici di diversificazione

È importante sottolineare che nonostante l’oro non abbia generato molti rendimenti a lungo termine al di fuori degli anni Settanta, ci sono stati comunque alcuni periodi in cui investire in oro ha permesso di ottenere dei benefici di diversificazione del portafoglio.

Infatti, durante il periodo tra 2000 e 2009, l’S&P 500 è sceso dell’1% all’anno. Nello stesso decennio, l’oro è aumentato di oltre il 14% su base annua.

Inoltre, dobbiamo aggiungere che l’oro in questo secolo sta sovraperformando rispetto all’S&P 500. Consideriamo che questi sono i rendimenti annuali dal 2000-2023: oro +8,5% e S&P 500 +7,0%.

Tuttavia, va anche detto che la stessa situazione è avvenuta per l’oro nel 1980. Infatti, durante il decennio e mezzo dopo la fine della Grande Crisi Finanziaria, le azioni S&P 500 hanno sovraperformato rispetto al rendimento dell’oro. Basti pensare che i rendimenti annuali del 2009-2023 sono stati i seguenti: Oro +6,0% e S&P 500 +13,8%.

Conclusioni

Per concludere, a seconda della data di inizio o di fine dei rendimenti storici dell’oro, si può essere favorevoli o contrari ad investire in oro.

Certamente, non vi sono dividendi, redditi o guadagni. Ma la gente ha dato valore all’oro e ha deciso di investire in oro per tanti anni, per beneficiare del suo punto forte, la diversificazione del portafoglio.

A questo proposito, i benefici della diversificazione tipici dell’investire in oro si possono vedere chiaramente quando si suddividono i rendimenti annuali per decennio.

Sul tema degli ETF Bitcoin, va sicuramente detto che l’oro è meno volatile del bitcoin, questo permette ad entrambi di esistere anche insieme. Tuttavia, sarà interessante osservare nei prossimi anni se la domanda di Bitcoin supererà la domanda di oro.

Sul tema, ti consiglio anche la lettura del seguente articolo: Il Bitcoin, la narrativa economica e la diversificazione di portafoglio.

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