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La pensione non è la fine del lavoro

È l’inizio di una nuova fase della vita. E forse la domanda più importante non riguarda il patrimonio, ma il modo in cui sceglieremo di vivere il tempo che abbiamo davanti.

Vent’anni

È il tempo che, in media, un sessantacinquenne ha ancora davanti dopo la pensione.

Vent’anni sono tanti.

Sono più della durata media di un mutuo. Più degli anni che molti manager trascorrono nella stessa azienda. Più del tempo che tanti imprenditori impiegano per costruire l’impresa che, un giorno, venderanno.

Eppure, quando si parla di pensione, quasi sempre le domande sono le stesse.

Quanto ho accumulato?

Quanto riceverò?

Quanto mi serve per stare tranquillo?

Sono domande giuste.

Ma vengono dopo.

Prima ce n’è una che quasi nessuno si pone.

Che cosa farò, ogni giorno, per i prossimi vent’anni di pensione?

Il problema non è il patrimonio. È il vuoto.

Negli ultimi anni, chi studia la longevità e la pensione osserva sempre più spesso lo stesso fenomeno.

Si arriva alla pensione con i conti in ordine.

E ci si accorge, improvvisamente, di non avere un progetto.

Non per i soldi.

Per il tempo.

C’è un’osservazione che ricorre spesso: la maggior parte delle persone non è mai stata in pensione prima. Per questo fatica a immaginare la propria vita futura.

È un concetto che, nel nostro Paese, assume un significato ancora più forte.

Nel Nord-Est, dove incontro ogni giorno imprenditori e professionisti, il lavoro non è soltanto una fonte di reddito.

È identità.
È responsabilità.
È riconoscimento.
È il modo in cui molte persone definiscono sé stesse.

Per questo, quando chiedo a un imprenditore che sta pensando di cedere la propria azienda che cosa farà il giorno dopo la pensione, spesso ricevo un sorriso.

Poi qualche secondo di silenzio. E infine una risposta incerta.

Perché quella domanda, in realtà, non gliel’ha mai fatta nessuno.

La pensione non è un momento. È una fase della vita.

Quando fu progettato il sistema pensionistico, chi smetteva di lavorare aveva davanti ancora pochi anni.

Oggi non è più così.

La pensione può durare venti, venticinque o persino trent’anni.

È un nuovo capitolo della vita.

La prima fase è quella dell’energia.

Poi arriva quella del rallentamento.

Infine quella della fragilità.

È la parte della pensione che nessuno ama immaginare.

Eppure è proprio quella che richiede la pianificazione più attenta, sia dal punto di vista economico sia da quello personale.

La domanda giusta

Per anni abbiamo pensato che pianificare la pensione fosse soprattutto un esercizio matematico.

In realtà è molto di più.

Prima ancora di chiedersi quanto patrimonio servirà, bisognerebbe chiedersi quale vita si desidera costruire.

Perché il lavoro non ci dà soltanto uno stipendio.

Ci offre relazioni.

Routine.

Problemi da risolvere.

Senso di utilità.

Quando tutto questo scompare, non sempre è il reddito a mancare.

Molto più spesso manca il significato.

Ed è solo dopo aver risposto a queste domande che la pianificazione finanziaria acquista davvero un senso.

Il patrimonio diventa uno strumento.

Non il fine.

La P più importante

Nel mio metodo delle 5P, la P di Previdenziale viene spesso associata semplicemente alla pensione.

In realtà rappresenta molto di più.

È il momento in cui tutte le altre P dimostrano se hanno davvero funzionato.

Non basta costruire un patrimonio.

Bisogna costruire anche un progetto di vita.

Una buona pianificazione della pensione non serve soltanto a garantire un reddito futuro.

Serve a creare le condizioni per vivere con serenità una fase della vita che, oggi, può durare anche trent’anni.

Un esercizio

Se mancano cinque o dieci anni alla tua pensione — oppure stai pensando di vendere la tua azienda — fermati qualche minuto.

  • Come trascorrerei la mia prima settimana se smettessi di lavorare domani?
  • Quali persone vorrei continuare a vedere ogni settimana?
  • Che cosa mi mancherebbe davvero del mio lavoro?
  • Come potrei ritrovare quel senso di utilità anche senza una scrivania?

Le risposte valgono quanto un piano finanziario. Forse valgono di più.

Il patrimonio è un mezzo

Ho conosciuto molti imprenditori che hanno dedicato quarant’anni della loro vita a costruire un’azienda.

Hanno pensato a tutto.

Poi è arrivato il giorno della vendita.

E qualcuno ha chiesto:

«Adesso cosa farai?»

Il silenzio è stato molto più lungo del previsto.

Perché nessuno, in quarant’anni, aveva mai posto quella domanda.

La pianificazione patrimoniale serve a costruire il capitale.

La pianificazione della pensione — e, più in generale, della vita — serve a capire che cosa farne.

Confondere le due cose è uno degli errori più costosi che possiamo fare. Perché il denaro può comprare il tempo. Ma non può dirti come riempirlo.

Tu hai pensato come pianificare la tua pensione?
Il parere di un esperto può aiutarti a farlo al meglio.