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Quando si parla di investimenti, una delle domande più ricorrenti riguarda la perdita nel mercato azionario. Quanto è probabile perdere? Quando può accadere? E soprattutto: per quanto tempo bisogna restare investiti perché il rischio diventi sostenibile?

Ragionare in termini di probabilità, quando si tratta del mercato azionario, può aiutare a ridimensionare paure ed eccessi di fiducia. 

Per questo, parliamo spesso di investimenti a lungo termine, proprio perché il tempo aumenta le probabilità di successo. Non esistono garanzie, ma il breve periodo è molto più volatile del lungo periodo, e questo è un dato che emerge con chiarezza dai rendimenti storici.

Le probabilità nel mercato azionario non sono statiche

Come riportato nell’articolo The Probability of Loss in the Stock Market di Ben Carlson, un errore comune è pensare che il rischio sia una costante. In realtà, le probabilità nel mercato azionario non sono statiche: cambiano continuamente e dipendono in modo decisivo dall’orizzonte temporale utilizzato.

Se guardiamo agli ultimi cento anni circa, emerge un quadro che spesso sorprende gli investitori meno esperti. L’S&P 500 ha registrato un drawdown dal picco al minimo del 10% o peggio in circa due terzi di tutti gli anni. In pratica, in quasi ogni anno di mercato c’è stata una fase di tensione significativa.

Andando ancora più a fondo:

  • una correzione del 5% si è verificata nel 94% degli anni;
  • una perdita del 20% si è presentata mediamente una volta ogni quattro anni.

Queste sono le medie di lungo periodo, numeri che aiutano a ridimensionare l’idea che la perdita nel mercato azionario sia un evento raro o eccezionale. Al contrario, fa parte della normalità dei mercati.

Quando i dati storici ingannano: il periodo 1928–1950

Tuttavia, queste medie sono influenzate in modo significativo dalla prima parte della serie storica. Basta osservare il periodo 1928-1950 per rendersene conto.

In quegli anni,ogni singolo anno ha registrato una correzione del 10%, e circa la metà degli anni ha vissuto un vero e proprio mercato ribassista intra-annuale.

Questo non è sorprendente se si considera che quel periodo includeva eventi straordinari come la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.

Sono stati anni in cui la perdita nel mercato azionario non era un’eccezione, ma una costante.

Il dopoguerra e il mercato moderno

Se invece guardiamo ai successivi 75 anni di dati, il quadro appare diverso. Più equilibrato. Più vicino all’esperienza degli investitori contemporanei. Questo secondo insieme di dati è probabilmente più applicabile a chi investe oggi.

Ci sono molte ragioni strutturali per cui è difficile immaginare un evento identico al 1929.

Tuttavia, sarebbe un errore pensare che il rischio sia scomparso. Anche l’era del secondo dopoguerra è stata costellata di periodi spaventosi. Sembra lontano, ma nel primo decennio degli anni 2000 ci sono stati due crolli superiori al 50%.

E più recentemente, nonostante un mercato complessivamente rialzista, abbiamo attraversato tre mercati ribassisti negli anni 2020: la crisi Covid, il ribasso del 2022 e il cosiddetto “Liberation Day”. Eventi diversi, ma accomunati dallo stesso risultato: una significativa perdita nel mercato azionario nel breve periodo.

Rischio reale e rischio percepito

Le medie di lungo periodo sono utili per dare contesto, ma è fondamentale ricordare che il rischio non si distribuisce in modo uniforme. 

Proprio come i rendimenti, anche il rischio è “grumoso”: tende a concentrarsi in determinati momenti storici.

I dati storici ci offrono un promemoria prezioso. Nonostante gli straordinari guadagni di lungo periodo del mercato azionario, il percorso è stato tutt’altro che lineare. Le perdite, anche rilevanti, non sono incidenti di percorso: sono parte integrante del processo.

La lezione più importante sulla perdita nel mercato azionario

La perdita nel mercato azionario non è un’anomalia da evitare a tutti i costi, ma una componente strutturale dell’investimento. 

È sempre stata presente e sempre lo sarà. La vera differenza la fa il modo in cui la si affronta: con consapevolezza, orizzonte temporale adeguato e aspettative realistiche.

Chi confonde la volatilità di breve periodo con un fallimento strutturale rischia di trasformare una flessione temporanea in una perdita permanente.

Conclusione

Investire in azioni significa accettare l’idea che le perdite arriveranno. A volte piccole, a volte profonde. Ma la storia ci insegna che, nel lungo periodo, il mercato ha sempre premiato chi è riuscito a resistere.

Comprendere la probabilità di perdita nel mercato azionario non serve a eliminare il rischio, ma a conviverci in modo intelligente. Ed è proprio questa consapevolezza che separa il rischio percepito dal rischio reale.

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