<< Tutti gli articoliEducazione finanziaria


Tempo stimato di lettura: 5 minuti

Azioni a bassa e media capitalizzazione: i rendimenti storici

Negli ultimi 35 anni, le azioni a bassa e media capitalizzazione hanno sovraperformato le cosiddetto “large cap”, ovvero le azioni a grande capitalizzazione. Questo le ha rese una scelta sicuramente molto attraente per gli investitori e i risparmiatori, ma bisogna considerare alcuni aspetti fondamentali prima di investire sulle small e mid cap.

In questo articolo vediamo quali sono i rendimenti storici più significativi.

 Azioni a bassa e media capitalizzazione: una premessa

Prima di approfondire nello specifico l’andamento dei rendimenti per le small e mid caps, vale la pena fare una breve premessa.

Quando parliamo di azioni a bassa e media capitalizzazione? Cominciamo dalle small cap, ovvero le azioni a bassa capitalizzazione.

In questo caso, intendiamo quei titoli che hanno una capitalizzazione tra circa 250 milioni e 2 miliardi di dollari. Generalmente questo tipo di azioni tende ad essere considerato più rischioso per gli investitori, ma al contempo offre dei rendimenti più elevati, in base ad aspetti quali le dimensioni, l’età media e i mercati finali che li caratterizzano.

Passiamo ora alle mid cap, quindi, alle azioni a media capitalizzazione. Si tratta di quelle società quotate all’interno di un mercato azionario caratterizzate da media capitalizzazione che oscilla tra 2 e 10 miliardi di dollari.

Alcuni dati

Secondo quanto emerge dai dati di Yahoo Finance, se prendiamo come riferimento il periodo da febbraio 1989 a febbraio 2024, le azioni a grande capitalizzazione hanno restituito un rendimento di +1,664% contro un rendimento di +2,062% per le azioni a bassa capitalizzazione e di +3,176% per quelle a media capitalizzazione.

Ecco un grafico pubblicato da New York Investments che va proprio a sottolineare il potenziale di rendimento di queste azioni facendo un confronto nel periodo tra il 1989 e il 2024.

I rendimenti storici

Le azioni a media capitalizzazione hanno fornito dei rendimenti più elevati dal 1989, generando l’86% in più di rendimenti rispetto alle azioni a grande capitalizzazione.

Questo rendimento storico decisamente superiore – che deriva dal confronto delle performance tra le azioni a media capitalizzazione rispetto alle large cap – è probabilmente il risultato della posizione unica in cui si trovano solitamente le aziende che rientrano nella categoria di Mid Cap.

Infatti, generalmente, le imprese a media capitalizzazione hanno conseguito con successo la fase iniziale di crescita e godono di solito di un ottimo finanziamento rispetto alle small cap. Al contempo, le azioni a media capitalizzazione risultano essere decisamente più dinamiche e flessibili rispetto a quelle a grande capitalizzazione, così da poter rispondere anche più rapidamente ai cambiamenti e al ciclo del mercato.

Va detto comunque che anche le small cap, le azioni a bassa capitalizzazione, hanno sovraperformato durante il periodo di tempo preso in analisi, guadagnando il 23% in più rispetto alle large cap.

Maggiore volatilità delle azioni a bassa e media capitalizzazione

Occorre evidenziare che i rendimenti storici più elevati di questo tipo di azioni hanno portato ad un aumento del rischio. Entrambe, infatti, hanno sopportato una maggiore volatilità rispetto alle azioni a grande capitalizzazione.

Le società a piccola capitalizzazione sono in genere più precoci nel loro ciclo di vita e tendono ad offrire dei “cuscini” finanziari meno resistenti a periodi di perdita rispetto alle azioni a grande capitalizzazione.

Di conseguenza, di solito sono considerati il gruppo di azioni più volatile, seguito poi dalle mid cap. Le società a grande capitalizzazione, invece, in quanto maggiormente affermate sul mercato, mostrano una maggiore stabilità nei loro prezzi delle azioni.

Ne deriva, quindi, che gli investimenti in questo tipo di azioni richiedono decisamente una maggiore tolleranza al rischio, per poter resistere alle loro oscillazioni di prezzo.

Valutazioni sulle azioni a bassa e media capitalizzazione

Secondo un’analisi condotta da FactSet, le azioni a grande capitalizzazione risultano avere delle valutazioni storicamente elevate, soprattutto per quanto riguarda il loro rapporto P/E, ovvero il rapporto Price earning, che esprime il rapporto tra la capitalizzazione di borsa e gli utili dell’emittente, andando ad indicare quante volte l’utile è incorporato nel prezzo delle azioni.

Discorso diverso per quanto riguarda i rapporto P/E delle azioni a piccola e media capitalizzazione.

Guardando i rapporti P/E di entrambi i gruppi, le azioni di questo tipo vengono scambiate ai massimi sconti rispetto alle società a grande capitalizzazione, dallinizio degli anni 2000.

Conclusioni

Gli investitori che sono orientati alla crescita nel medio-lungo periodo potrebbero prendere in considerazione l’integrazione all’interno del proprio portafoglio finanziario anche di questo tipo di azioni.

Con rendimenti storici superiori e valutazioni relativamente interessanti, le small e mid caps rappresentano oggi un’opportunità convincente per gli investitori che risultano essere in grado di tollerare una maggiore volatilità.

In ogni caso, è sempre consigliabile affidarsi ad un consulente per valutare il proprio portafoglio, tenendo conto degli obiettivi nel breve, medio e lungo periodo, così da individuare gli investimenti migliori per le proprie esigenze.

Se desideri approfondire il tema delle large cap, ovvero delle azioni ad alta capitalizzazione, ti suggerisco la lettura del mio articolo su “Cosa sono le Large Cap? I vantaggi e i rischi delle azioni ad alta capitalizzazione”.

Per ricevere consigli personalizzati sul protocollo finanziario, contattami!