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COME LA GUERRA INFLUENZA IL MERCATO AZIONARIO
La guerra influenza il mercato azionario?
I conflitti geopolitici hanno sempre avuto un impatto significativo sull’economia globale e sui mercati azionari.
Le recenti tensioni a cui abbiamo assistito – come gli attacchi di Hamas contro i civili in Israele, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e le minacce nucleari da parte dell’Iran e della Corea del Nord – sono esempi emblematici di come l’instabilità internazionale possa influenzare i mercati.
In questo articolo parliamo nel dettaglio di come la guerra influenza il mercato azionario, analizzando sia le reazioni immediate degli investitori che gli effetti a lungo termine della guerra sul mercato.
La guerra influenza il mercato azionario: una premessa
I recenti conflitti geopolitici implicano un livello di incertezza e paura che i mercati finanziari tendono ad evitare.
Questo fenomeno è particolarmente evidente all’inizio di un conflitto o quando emerge un’elevata probabilità che un conflitto sta per iniziare.
In questo senso, gli investitori, preoccupati per l’instabilità e i potenziali rischi, tendono a ritirare i loro investimenti dalle azioni sul mercato azionario e a spostarli verso asset considerati più sicuri. Ad esempio, investendo in asset come l’oro, le obbligazioni governative o valute ritenute stabili, come il dollaro USA o il franco svizzero.
Questo movimento di massa può causare un calo significativo nei prezzi delle azioni in un breve periodo.
Va detto però che la relazione tra guerra e mercato azionario non è così semplice come sembra, ma implica alcune considerazioni fondamentali per comprendere al meglio le conseguenze del conflitto sui mercati.
L’invasione dell’Ucraina e l’indice S&P 500: la guerra influenza il mercato azionario?
Prendiamo come esempio l’indice S&P 500 e quali sono state le variazioni a partire dal momento in cui la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio 2022.
Negli Stati Uniti, infatti, l’indice S&P 500 è sceso di oltre il 7% nei giorni successivi e nelle settimane successive all’incursione.
La motivazione principale legata al calo dell’indice può essere riscontrata in particolare modo nella paura degli investitori riguardo le sanzioni economiche imposte alla Russia. Gli investitori, infatti, erano preoccupati in merito ad un eventuale aumento dei prezzi delle materie prime, come il petrolio e il gas naturale.
Tuttavia, va detto che un mese dopo i mercati erano rimbalzati e l’S&P era scambiato ad un livello più alto rispetto a prima dell’invasione, anche se il prezzo del petrolio è rimasto elevato sopra i 100 dollari al barile.
Conflitto tra Israele e Palestina: l’indice S&P 500
Passiamo ad un altro esempio ancor più recente. Il conflitto in corso tra Israele e i militanti palestinesi, iniziato con l’uccisione e il rapimento di oltre 1.300 civili israeliani da parte dei combattenti di Hamas da Gaza, sabato 7 ottobre 2023.
A questo proposito, analizzando il prezzo dell’indice S&P 500 a partire dalla data del massacro dei civili israeliani a diversi giorni dopo, l’indice ha avuto un brusco calo in pochi giorni.
Tuttavia, quando l’esercito e l’aeronautica israeliana hanno risposto all’attacco, l’indice S&P è effettivamente aumentato già la settimana successiva.
Da questo punto di vista, il prezzo del petrolio è aumentato moderatamente da circa 83 a 86 dollari al barile, ma ancora ben al di sotto dei massimi a breve termine di circa 94 dollari osservati nel settembre 2023.
La resilienza dei mercati azionari in guerra
Nonostante le forti reazioni iniziali, i mercati azionari hanno dimostrato una notevole capacità di resilienza nel tempo.
A questo proposito, è interessante la ricerca finanziaria condotta da LPL Financial. Lo studio ha rilevato che i mercati tendono a non essere particolarmente influenzati dai conflitti geopolitici passati nel lungo termine.
In tal senso, l’ex capo degli investimenti finanziari della LPL Financial, John Lynch, racconta delle conseguenze sul mercato azionario dell’attacco aereo degli Stati Uniti del gennaio 2020, che ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani. In merito a questo, Lynch sottolinea che:
“Per quanto grave sia questa escalation, le esperienze precedenti hanno indicato che potrebbe essere improbabile che abbia un impatto materiale sui fondamentali economici degli Stati Uniti o sui profitti aziendali […] Le azioni hanno resistito a crescenti tensioni geopolitiche in passato”.
Inoltre, Ben Carlson, direttore della gestione patrimoniale istituzionale di Ritholtz Wealth Management, sullo stesso tema scrive:
“Dall’inizio della seconda guerra mondiale nel 1939 fino alla fine del 1945, il Dow è aumentato di un totale del 50%, oltre il 7% all’anno. Quindi, durante due delle peggiori guerre della storia moderna, il mercato azionario statunitense è aumentato di un totale del 115% […] La relazione tra crisi geopolitiche e risultati di mercato non è così semplice come sembra”.
La storia, dunque, ci mostra che, dopo un calo iniziale dovuto all’incertezza del conflitto, i mercati azionari spesso si riprendono una volta che la portata della guerra diventa più chiara e la situazione si stabilizza.
Questo viene confermato dall’esempio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Sebbene l’S&P 500 sia sceso del 7% nei giorni immediatamente successivi all’invasione, un mese dopo, l’indice aveva già recuperato le perdite iniziali e si era riportato a livelli superiori a quelli precedenti il conflitto. Questo dimostra che, nonostante la volatilità iniziale, i mercati possono mostrare una sorprendente resilienza.
L’impatto della guerra sull’economia
I conflitti possono avere effetti diversi sulla situazione economica a lungo termine. Infatti, durante periodi di guerra, la produzione industriale può aumentare per soddisfare le esigenze militari, stimolando così l’economia.
Come accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, la produzione di armi e attrezzature militari ha dato un forte impulso all’economia statunitense. Al contempo, anche lo sviluppo di nuove tecnologie può essere incentivato durante i periodi di guerra. Ad esempio con alcune innovazioni che trovano applicazione nel settore privato, contribuendo così alla crescita economica a lungo termine.
Tuttavia, è inutile negare che i conflitti possono anche avere effetti negativi duraturi, come l’aumento del debito pubblico dovuto alle spese militari e la distruzione delle infrastrutture nei paesi coinvolti. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno speso circa 8 trilioni di dollari in guerre post-11 settembre, una cifra significativa che ha avuto impatti di lungo termine sul bilancio federale e sull’economia.
Guerra e mercato azionario: i settori che traggono vantaggio dai conflitti
Come abbiamo visto, alcuni settori tendono a trarre vantaggio dai conflitti. Le aziende che producono armi e attrezzature militari, come Lockheed Martin e Northrop Grumman, spesso vedono un aumento delle loro azioni durante i periodi di guerra.
Anche le compagnie energetiche possono beneficiare, poiché i conflitti spesso portano ad un aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime.
Inoltre, bisogna sottolineare che le aziende che forniscono beni di consumo di base e servizi essenziali tendono ad essere meno colpite dalle turbolenze economiche. In tal senso, in alcuni casi, il settore può essere interessato da una domanda stabile o addirittura crescente sul mercato. Questo perché, indipendentemente dal conflitto, le persone continuano ad aver bisogno di alimenti, farmaci e altre necessità quotidiane.
Va da sé che la relazione tra guerre e performance del mercato azionario è complessa e talvolta contro-intuitiva.
Su questo aspetto, i ricercatori dello Swiss Finance Institute hanno evidenziato che un aumento della probabilità di guerra tende a diminuire i prezzi delle azioni durante la fase prebellica. Tuttavia, quando una guerra scoppia inaspettatamente, i prezzi delle azioni possono scendere inizialmente, ma poi aumentare una volta che la guerra è in corso.
Questo fenomeno, noto come “puzzle della guerra”, indica che non esiste una spiegazione semplice del perché i mercati azionari reagiscono in modi apparentemente illogici.
Le aspettative degli investitori, la psicologia di massa e le dinamiche economiche globali giocano tutti un ruolo cruciale. Ad esempio, durante la Prima Guerra Mondiale, le azioni sono diminuite di circa il 30% allo scoppio della guerra e i mercati sono stati chiusi per sei mesi. Quando hanno riaperto, il Dow è aumentato di oltre l’88% nel 1915, mostrando una ripresa impressionante.
Conclusioni
La guerra e i conflitti geopolitici hanno un impatto significativo sui mercati azionari, sia a breve che a lungo termine. La reazione iniziale dei mercati è spesso negativa, con una forte svendita di azioni e una migrazione verso asset più sicuri.
Tuttavia, i mercati azionari hanno dimostrato una notevole resilienza nel tempo, spesso recuperando e superando le perdite iniziali. Gli investitori devono essere consapevoli dell’incertezza e della volatilità che i conflitti geopolitici possono portare, ma anche ricordare che, storicamente, i mercati hanno saputo riprendersi dalle crisi.
Un approccio bilanciato e informato, con un’attenzione particolare alla diversificazione del portafoglio, può aiutare a navigare attraverso questi periodi turbolenti.
La comprensione delle dinamiche storiche e delle tendenze del mercato può fornire agli investitori gli strumenti necessari per prendere decisioni informate e mitigare i rischi associati ai conflitti geopolitici.

