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La sostenibilità del sistema pensionistico italiano

 

Sicuramente il sistema pensionistico italiano rappresenta spesso uno degli argomenti al centro del dibattito politico ed economico del nostro Paese. 

Il recente “Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale” curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha cercato di analizzare la sostenibilità a lungo termine del sistema previdenziale italiano attualmente in vigore.

In questo articolo, esaminiamo le principali sfide che il sistema pensionistico italiano sta affrontando, le sue prospettive future e le possibili soluzioni per garantirne la stabilità.

Sistema previdenziale italiano: una panoramica generale

Secondo l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, il sistema previdenziale italiano sembra reggere, nonostante le molteplici sfide.

Uno dei fattori chiave che ha contribuito a mantenere questo equilibrio è l’incremento del tasso di occupazione,  che nel 2022 ha raggiunto un record del 60,1%.

Tuttavia, bisogna sottolineare che questo tasso resta ancora uno dei più bassi dei Paesi dell’Unione Europea, mettendo in evidenza le criticità del mercato del lavoro italiano.

Oltre al dato legato al tasso di occupazione, incide sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano anche l’effetto di alcune riforme introdotte negli ultimi anni, le quali hanno di fatto gradualmente aumentato i requisiti anagrafici e contributivi per poter accedere alla pensione.

Pensionati e prestazioni

Lo studio rivela che dopo un trend positivo avviatosi nel 2009 e proseguito in modo costante fino al 2018 per effetto delle ultime riforme previdenziali, il numero di pensionati italiani si mostra di nuovo in risalita.

I percettori di assegno pensionistico sono 16,13 milioni nel 2022, a fronte dei 16,09 milioni del 2021 e dei 16,004 del 2018, anno in cui si era toccato il valore più basso di sempre.

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Il rapporto attivi/pensionati: un indicatore cruciale

Il rapporto attivi/pensionati rappresenta uno degli indicatori più significativi per valutare la sostenibilità di un sistema pensionistico.

Attualmente, in Italia, il rapporto attivi/pensionati si attesta a 1,4443, un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Ancora al di sotto della soglia critica di 1,5, considerata il minimo necessario per garantire la stabilità del sistema previdenziale a medio-lungo termine.

Questo dato è particolarmente rilevante se consideriamo l’aumento del numero di pensionati negli ultimi anni.

Occupazione in Italia: un problema di lunga data

Nonostante i progressi nel tasso di occupazione, l’Italia continua a presentare significativi problemi strutturali nel mercato del lavoro.

Il Paese è tra i peggiori in Europa per quanto riguarda il tasso di occupazione globale, occupazione femminile e occupazione giovanile. 

Secondo i dati Eurostat, l’Italia è all’ultimo posto nell’Unione Europea per tasso di occupazione complessivo, con un 61,4%, molto al di sotto della media europea del 70,4%.

Da questo punto di vista, è il tasso di occupazione femminile il dato più preoccupante:  solo il 52,5% delle donne occupate, rispetto alla media europea del 65,7%.

Anche l’occupazione giovanile è molto bassa, con un tasso del 20,1% per la fascia d’età 15-24 anni, posizionando l’Italia al quartultimo posto tra i Paesi UE.

Questo scenario rappresenta una delle sfide più significative per il sistema pensionistico, in quanto un numero insufficiente di lavoratori attivi va inevitabilmente a compromettere la capacità per lo Stato italiano di finanziare le pensioni, influenzando quindi la sostenibilità del sistema pensionistico italiano.

La sfida della spesa assistenziale

Oltre alle problematiche legate al rapporto attivi/pensionati e al mercato del lavoro, un’altra criticità del sistema pensionistico italiano riguarda la crescente spesa assistenziale.

Secondo il rapporto di Itinerari Previdenziali, nel 2022 l’Italia ha destinato complessivamente 559,513 miliardi di euro a pensioni, sanità e assistenza, registrando un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente.

La spesa assistenziale ha registrato un aumento particolarmente significativo, con una crescita del 126,3% negli ultimi dieci anni.

Questo incremento ha assorbito una parte significativa delle risorse pubbliche, tanto da rappresentare il 51,65% della spesa pubblica totale.

Una delle criticità evidenziate è che gran parte di questa spesa assistenziale grava interamente sulla fiscalità generale, senza essere soggetta a tassazione, a differenza delle pensioni che sono finanziate dai contributi sociali.

uno sguardo al futuro

Guardando al futuro, la sostenibilità del sistema pensionistico italiano dipenderà da una serie di fattori.

Secondo Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il sistema potrebbe rimanere sostenibile anche tra 10-15 anni, quando la maggior parte dei cittadini nati tra il dopoguerra e il 1980 sarà in pensione.

Tuttavia, per garantire questo equilibrio, sarà necessario intervenire con riforme strutturali che affrontino alcune delle criticità principali.

Tra le misure suggerite per rendere più sostenibile il sistema pensionistico italiano, vi è l’innalzamento graduale dell’età di pensionamento.

Attualmente, l’età effettiva di uscita dal lavoro in Italia è di circa 63 anni, una delle più basse d’Europa, nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale.

Tra le altre soluzioni che potrebbero favorire la sostenibilità del sistema pensionistico italiano, anche l’invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure che incentivino la permanenza nel mondo del lavoro delle fasce più anziane della popolazione.

Conclusioni

Se da un lato, in un contesto economico e demografico in continua evoluzione come quello che stiamo attraversando, è essenziale che il governo adotti una visione di lungo periodo, implementando riforme che assicurino la sostenibilità del sistema pensionistico italiano per le future generazioni.

Dall’altro, è essenziale adottare un approccio consapevole alla pianificazione della pensione e considerare anche altri strumenti flessibili per costruire la propria asset allocation per garantire un futuro sicuro e sereno. 

Leggi anche: I motivi per sottoscrivere un fondo pensione.

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