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Quando si parla di mercati finanziari, i rendimenti storici sono uno degli strumenti più citati e, allo stesso tempo, più fraintesi. I numeri sono ovunque: grafici, tabelle, confronti tra asset class. Ma ciò che conta davvero non è solo leggerli, bensì interpretarli nel giusto contesto, con una prospettiva di lungo periodo.
Ogni anno, con l’inizio di un nuovo calendario, c’è chi fa buoni propositi e chi aggiorna i propri dati.
Per alcuni sono risoluzioni personali, per altri, come molti analisti e investitori, sono fogli di calcolo. È una tradizione consolidata: rivedere i rendimenti storici di azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e oro, per capire cosa è cambiato e, soprattutto, cosa non è cambiato.
Un patrimonio di dati che parte dal 1928
Uno dei riferimenti più autorevoli in questo ambito è il lavoro di Aswath Damodaran, che aggiorna ogni anno i rendimenti annuali di azioni, obbligazioni, cash, oro e housing presso la NYU, con una serie storica che risale fino al 1928.
Un database straordinario, che permette di “scomporre” i numeri, confrontarli e osservarli da più angolazioni.
Guardare ai rendimenti storici aggiornati fino alla fine del 2025, includendo anche l’inflazione, aiuta a rimettere ordine tra percezioni e realtà. Perché spesso il rumore del breve periodo tende a sovrastare la direzione di fondo.
Rendimenti per decennio: la prospettiva cambia tutto
Quando i rendimenti vengono analizzati non anno per anno, ma per decenni, emergono dinamiche molto più interessanti.
Azioni e oro stanno vivendo un decennio particolarmente positivo, mentre le obbligazioni hanno attraversato una fase decisamente più complessa. Nulla di nuovo, se si osserva la storia con sufficiente distacco.
È interessante notare come l’inflazione degli anni 2020, pur percepita come particolarmente dolorosa, sia stata in realtà più alta in altri periodi storici, come gli anni ’40, ’70 e ’80.
Se confrontata con la media storica di lungo periodo, intorno al 3%, non siamo poi così lontani.
Anche questo è uno degli insegnamenti più utili dei rendimenti storici: ridimensionano le emozioni del presente.
Azioni: il peso del lungo periodo
Un dato merita particolare attenzione: in 4 degli ultimi 5 decenni, il mercato azionario ha offerto rendimenti medi annui a doppia cifra, superiori alla media storica.
Il decennio 2000-2009 è stato piuttosto doloroso e viene spesso ricordato come una “lost decade”, ma se lo si inserisce nel quadro complessivo degli ultimi 50 anni, appare come un’eccezione più che come una regola.
I rendimenti storici delle azioni mostrano come gli asset rischiosi abbiano premiato la pazienza nel tempo, nonostante periodi di forte volatilità e drawdown temporanei.
Oro: tra abbondanza e carestia
Se si guarda ancora più indietro, l’oro ha registrato rendimenti annui a doppia cifra in 3 degli ultimi 6 decenni.
Ma la sua storia è molto meno lineare rispetto a quella delle azioni.Infatti è possibile assistere ad un alternarsi fasi di forte crescita a lunghi periodi di stagnazione, rendendo evidente come i rendimenti storici dell’oro siano spesso estremi: feast or famine.
Questo lo rende uno strumento interessante in ottica di diversificazione, ma non privo di rischi se considerato come unico motore di rendimento.
L’imprevedibilità del breve periodo
Un altro esercizio ricorrente è osservare la distribuzione dei rendimenti annuali dell’S&P 500 dal 1928 al 2025.
Il risultato è sempre lo stesso: il mercato azionario, in un singolo anno, è profondamente imprevedibile. Lo stesso vale per i rendimenti delle asset class su base decennale.
Ogni volta che torneremo a osservare questi dati, i rendimenti annuali del 2026, e di qualsiasi altro anno futuro, saranno impossibili da prevedere con precisione.
Ma c’è un punto fermo: i rendimenti storici di lungo periodo cambiano molto meno di quanto si pensi.
La lezione nascosta nei rendimenti storici
Qui sta la vera dicotomia. Il breve periodo è dominato dall’incertezza, il lungo periodo dalla struttura. Ed è proprio in questa differenza che si nasconde una lezione fondamentale per chi investe.
I rendimenti storici non servono a prevedere il prossimo anno. Servono a costruire aspettative realistiche, a comprendere il ruolo delle diverse asset class e a ricordarci che la pazienza è una componente essenziale di qualsiasi strategia di investimento solida.
Conclusione
I numeri, da soli, non raccontano tutta la storia. Ma ignorarli significa rinunciare a una bussola preziosa.
Analizzare i rendimenti storici di azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e oro non è un esercizio accademico: è un modo per ridurre il rumore, rafforzare la disciplina e prendere decisioni più consapevoli nel tempo.


