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FONDI A GESTIONE ATTIVA vs GESTIONE PASSIVA
Nell’ultimo articolo dedicato a “The Humble Portfolio”, ho raccontato di come da più parti si ritiene che la gestione di un portafoglio con fondi indicizzati o ETF consenta un rendimento migliore rispetto alla costruzione di un portafoglio investimenti a gestione attiva.
Una statistica interessante sull’argomento la fornisce Morningstar. Ogni 6 mesi viene pubblicato il MorningStar Active/Passive Barometer.
Fondi A GESTIONE attivA vs passivA
In questo documento viene misurata la performance dei fondi attivi rispetto ai relativi peer passivi. Si tratta di uno studio che include quasi 30.000 fondi attivi e passivi. Questi fondi rappresentano circa 10 trilioni di euro di asset, ovvero circa il 75% del mercato totale (dati al 31/12/21).
Questo rapporto risponde alla seguente domanda: se l’investitore dovesse scegliere un determinato fondo a gestione attiva di una categoria, qual è la probabilità che il fondo superi i suoi pari a gestione passiva e per quanto tempo questa cosa avviene?
Per le principali categorie di Morningstar (Azionari Europa Large Cap Blend, Azionari Internazionali Large Cap Blend e Azionari Usa Large Cap Blend) le percentuali di sopravvivenza, cioè la % di fondi attivi che batte quelli passivi in tutti i periodi selezionati (1/3/5/10/15/20 anni) è sempre stata bassa, al di sotto del 40%.
Questo schema rappresenta la % di fondi che appartengono a 3 categorie di Morningstar (fondi a gestione attiva). E per ogni anno viene fatta vedere qual è la % che riesce a superare per rendimento l’analogo fondo a gestione passiva.
In pratica mi dice che, per esempio, solo il 14,6% dei fondi che appartengono alla categoria Europe Large Cap Blend, riescono a performare meglio del relativo indice per un periodo di 10 anni. Cioè, fondi che costantemente battono il mercato sono veramenti pochi.
Quando preferire fondi a gestione attiva?
Proviamo ad estendere l’esame e a pensare se esistono particolari momenti di mercato per i quali i fondi a gestione attiva sono da preferire a quelli passivi.
Soprattutto quando il mercato è in perdita, i fautori della gestione attiva ritengono che i “loro” strumenti possono essere più difensivi rispetto a quelli passivi, perché sono in grado di destinare parte del proprio portafoglio investimenti alla componente liquidità, cosa che i fondi passivi non possono fare (un fondo azionario potrebbe, teoricamente, avere il 20% del proprio portafoglio in cash).
Rispetto agli ETF, dicono sempre i fautori della gestione attiva, i portafogli dei “loro” fondi possono essere fatti ruotare su strumenti più difensivi in misura maggiore rispetto a quello che possono fare i fondi passivi.
VERIFICHIAMO?!
Proviamo a fare una verifica per capire se queste due ipotesi sono valide o meno.
Confrontiamo l’andamento medio delle tre categorie di cui sopra (fondi Morningstar) per i primi mesi dell’anno 2022 (aggiornamento al 30 settembre 2022) con 3 etf che rappresentano gli stessi segmenti di mercato con lo stesso benchmarck.
Si dirà che il periodo è troppo breve, anche se in teoria i gestori in 9 mesi dovrebbero aver avuto la possibilità di efficientare i livelli di rischio, se lo avessero ritenuto opportuno.
Si rileva che l’etf (gestione passiva) ha performato meglio della gestione attiva (la media dei fondi che appartengono alla categoria di Morningstar).
Possiamo ricavarne una morale?
Costruire portafogli investimenti con strumenti che hanno dimostrato negli anni di essere efficienti e di avere la consapevolezza che il mercato non può essere battuto.
Chi cerca di diventare ricco nel modo più veloce, andrà a sbattere.
Costruire portafogli che rispettino le tre regole di Bill Schulteis:
- Non mettere tutte le uova in un solo paniere.
- Nessuno ti offre il pranzo senza volere nulla in cambio
- Risparmia per le giornate di pioggia.
E poi.. goditi un buon caffè con gli amici, e lascia che il tuo portafoglio faccia il suo lavoro.



