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PERCHÉ I CATTIVI RENDIMENTI DEL MERCATO NON SONO SEMPRE NEGATIVI
Nel complesso mondo degli investimenti, l’ansia per i cattivi rendimenti spesso rappresenta uno degli argomenti principali di discussione da parte degli investitori.
In questo senso, davanti alle incertezze del mercato, è facile risultare particolarmente incerti in merito alle strategie per ottenere degli investimenti a lungo termine positivi.
In alcune situazioni, ci sono investitori che hanno cominciato ad investire durante tempi particolarmente sfortunati, ottenendo durante il primo periodo degli investimenti dei cattivi rendimenti del mercato.
Da qui sorge la domanda: ma i cattivi rendimenti del mercato sono sempre negativi?
I cattivi rendimenti del mercato: una premessa
Il tema dei cattivi rendimenti del mercato è stato trattato da un interessante articolo “Bad Returns in the Market Aren’t Always Bad” di Ben Carlson, pubblicato da A Wealth of Common Sense.
Nell’articolo, infatti, viene sviscerata con attenzione la questione, spiegando perché i cattivi rendimenti del mercato non sono sempre negativi, quando si assume un’ottica di resilienza, legata agli investimenti a lungo termine.
Si tratta di una prospettiva piuttosto interessante che di fatto potrebbe rivoluzionare il modo in cui spesso gli investitori guardano alle performance del mercato azionario, adottando invece una visione più a lungo termine.
Riflessioni sui rendimenti del mercato
L’articolo in questione prende spunto da una domanda di un lettore del suo blog che aveva iniziato ad investire in un fondo indicizzato S&P 500 durante l’estate del 2021: questo investimento può essere considerato buono o cattivo dal punto di vista del rendimento?
A questo proposito, ricordiamo che dal 1928 al 2022, l’S&P 500 ha ottenuto dei rendimenti annuali del 9,6% all’anno.
Questi sono rendimenti medi!
Nel periodo di riferimento 1928-2022, il mercato azionario ha riscontrato delle performance positive in circa 3 anni su quattro.
Attraverso una approfondita analisi, l’autore evidenzia la varietà dei rendimenti annuali del mercato azionario, sottolineando che la realtà è molto più sfaccettata rispetto al semplice rendimento medio.
Nei suoi esempi, ci mostra che il mercato può oscillare notevolmente, con anni di crescita eccezionale seguiti da periodi di perdita significativa. Ed è proprio qui che entra in gioco l’importanza degli investimenti a lungo termine.
Le ipotesi sui rendimenti del mercato
Ma procediamo per gradi, ipotizzando due scenari contrapposti, così come proposto da Ben Carlson, nel suo articolo sopra citato “Bad Returns in the Market Aren’t Always Bad”.
Immaginiamo un arco temporale di 40 anni.
Da un lato, c’è lo scenario A, in cui si ha il -15% di perdite annuali nei primi dieci anni, seguite poi da 30 anni di +20% di guadagni annuali.
Dall’altro, lo scenario B, dove si ottengono 30 anni di +20% di guadagni annuali, seguiti da 10 anni di perdite annuali del -15%.
Tra i due scenari, se ipotizzassimo che l’investitore in questione risparmi circa 1.000 dollari all’anno per i prossimi 40 anni, quale sarebbe lo scenario più conveniente?
Lo scenario di rendimenti a lungo termine più conveniente
Nello scenario A, l’investitore affronterebbe 10 anni di perdite consecutive del 15% seguiti da 30 anni di guadagni consistenti del 20%. Nonostante un inizio difficile, l’investitore che persevera durante il calo iniziale si troverà ad avere un notevole saldo finale dopo 40 anni.
Seguendo l’ipotesi iniziale avanzata da Ben Carlson, il saldo finale raggiungerebbe un valore di circa 2,5 milioni di dollari.
Nel secondo scenario, invece, la situazione è completamente ribaltata: 30 anni di guadagni del 20% seguiti da 10 anni di perdite del 15%. Nonostante l’iniziale prosperità, l’investire in questione si ritroverebbe con un bilancio finale notevolmente inferiore rispetto a chi ha resistito ai periodi di calo nello scenario A, con circa 200.000 dollari.
Com’è possibile?
La risposta è più semplice del previsto. Nel primo scenario, l’investitore sta risparmiando e investendo nei suoi anni di compounding più importante, durante un periodo di mercato ribassista (bear market).
Mentre, nel secondo caso, l’investitore andrebbe ad investire durante gli anni più importanti, in un mercato rialzista (bull market).
Se non l’hai già fatto, scarica il file Excel con la simulazione dei due scenari proposti >>
Sul tema del compounding, ti suggerisco la lettura di questo articolo: “Il compounding: come funziona, le regole e le strateige per utilizzarlo“.
Conclusione: non tutti i cattivi rendimenti sono negativi
Sicuramente i due scenari riportati riguardano ipotesi piuttosto estreme e irrealistiche.
Tuttavia, si tratta di un ottimo esempio per evidenziare l’importanza di considerare i rendimenti durante l’intero periodo di investimento.
In questo modo, anche la considerazione dei cattivi rendimenti potrebbe cambiare sotto questo punto di vista. Questo perché i mercati al ribasso consentono di acquistare più azioni a prezzi più bassi, con rendimenti più elevati.
Da qui, la conclusione che non sempre i cattivi rendimenti del mercato sono negativi per gli investimenti, ma potrebbero portare a rendimenti migliori durante il percorso di investimento.

