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Il modello degli endowment universitari e il mito degli investimenti alternativi
Negli ultimi vent’anni molte delle maggiori università americane hanno costruito i loro patrimoni seguendo un modello d’investimento diventato quasi leggendario. I loro “endowment”, cioè i fondi universitari destinati a finanziare borse di studio, ricerca e infrastrutture, sono sempre stati considerati esempi di gestione avanzata e sofisticata.
Il riferimento principale di questa filosofia era il “mitico” David Swensen, storico responsabile degli investimenti di Yale, diventato celebre per aver generato rendimenti molto elevati grazie a un approccio innovativo: ridurre l’esposizione a strumenti tradizionali come azioni e obbligazioni e puntare massicciamente su asset alternativi, quali hedge fund, private equity, venture capital e investimenti illiquidi di lungo periodo.
Il risultato è stato un cambiamento profondo nella composizione dei portafogli degli endowment americani:
- quota molto ridotta in liquidità,
- minima presenza di obbligazioni,
- oltre due terzi del patrimonio investito in strumenti alternativi.
Finché i mercati sono favorevoli, questo modello sembra una macchina perfetta. Ma la storia recente ha dimostrato quanto possa essere fragile un portafoglio che rinuncia quasi del tutto alla liquidità.
Quando serve il contante e il portafoglio è “bloccato”
Il vero problema emerge quando arriva l’imprevisto. E nella finanza gli imprevisti non sono una possibilità remota: prima o poi arrivano sempre.
Basta un evento improvviso — un crollo dei mercati, un rialzo repentino dei tassi d’interesse, oppure una decisione politica che impatta direttamente sui finanziamenti universitari — per far emergere un limite profondo: la mancanza di liquidità.
Se il patrimonio è composto quasi interamente da asset illiquidi, vendibili solo in tempi lunghi o a prezzi penalizzanti, la reazione obbligata diventa una sola: svendere le poche azioni e obbligazioni liquide presenti in portafoglio, spesso proprio quando i loro prezzi sono ai minimi.
È un meccanismo che trasforma una difficoltà temporanea in un problema strutturale.
È ciò che è accaduto durante la crisi del 2008–2009 e, in parte, sta riemergendo anche oggi in alcuni endowment e fondi istituzionali.
Questa dinamica ricorda una verità fondamentale: la liquidità è un’assicurazione invisibile. Ti sembra inutile quando tutto va bene, ma diventa indispensabile quando arriva la tempesta.
L’ABC degli investimenti: la liquidità è la prima lezione
Il giornalista finanziario Jason Zweig, sul Wall Street Journal, lo ha ricordato con chiarezza: i problemi attuali di molti endowment rappresentano una violazione delle regole più elementari della gestione finanziaria.
Negli Stati Uniti si usa il termine Investing 101 per indicare le basi della finanza, le lezioni che ogni studente o risparmiatore dovrebbe imparare prima di tutto il resto.
E tra queste lezioni fondamentali c’è un principio molto semplice:
▶ La liquidità è preziosa.
Sembra poco importante nei periodi di stabilità, ma diventa una risorsa essenziale quando i mercati entrano in tensione o quando si ha un bisogno improvviso di contante.
Nella finanza professionale, così come nella gestione personale dei risparmi, ignorare questo principio equivale a esporsi a rischi inutili.
Le regole da caffetteria: una finanza semplice che funziona
Qui entra in scena la filosofia di Bill Schultheis, autore del libro “L’investitore da caffetteria” (The Coffeehouse Investor), un libro di cui ho curato l’edizione italiana e che ben descrive questo approccio.
La forza di questa filosofia sta proprio nella sua estrema semplicità: la finanza non ha bisogno di concetti oscuri o formule complesse per funzionare. Anzi, spesso sono le regole più elementari quelle che producono i risultati più affidabili nel lungo termine.
Schultheis condensa tutto in tre principi che chiunque può discutere tranquillamente davanti a un caffè:
- Non mettere tutte le uova in un solo paniere — Diversifica.
La diversificazione riduce il rischio e protegge dagli imprevisti. - Non esiste un pranzo gratis — Non inseguire rendimenti irrealistici.
I mercati premiano la pazienza, non l’azzardo. - Risparmia per i giorni di pioggia — Pianifica e mantieni liquidità.
Avere risorse disponibili quando serve è spesso la differenza tra superare una crisi o subirla.
Queste tre regole sembrano quasi banali, ma la realtà dimostra che anche i grandi investitori istituzionali — dotati di immense risorse, competenze e accesso ai migliori professionisti — finiscono talvolta per dimenticarle.
Il messaggio per i risparmiatori: la liquidità è una protezione, non uno spreco
La crisi degli endowment universitari degli ultimi anni è un esempio potente: anche chi ha patrimoni enormi può sbagliare quando sottovaluta la liquidità.
Per il risparmiatore comune, il messaggio è semplice e diretto. La salute finanziaria personale si regge sempre su quattro pilastri:
- Diversifica i tuoi investimenti.
- Mantieni una quota di liquidità per affrontare emergenze o opportunità.
- Non inseguire il mito di battere il mercato, perché di solito porta nella direzione opposta.
- Programma e rispetta una strategia di risparmio coerente con i tuoi obiettivi.
Nella finanza, come nella vita, sono spesso le regole più semplici a funzionare meglio. E ora, grazie alle “regole da caffetteria”, hai un modello easy ma potente da applicare davvero: diversificare, essere realistici e non rinunciare mai alla liquidità.
È una lezione che nemmeno i “cervelloni” dovrebbero dimenticare.


